«Barbie»mania.

La storia di «Barbie» inizia nel 1938, quando due giovani sposi, Ruth ed Elliot Handler, vanno a vivere a Los Angeles e creano, nel 1945, il nome «Mattel» (dove “Matt” sta per Mattson ed “el” per Elliot). La prima Barbie realizzata in vinile venne costruita in Giappone e fece la sua prima apparizione nei negozi il 9 marzo 1959. Doveva rappresentare l’immagine «moderna» della bambola ideale: gambe lunghe, vita sottile, busto florido e tratti del volto dettagliati. La Barbie è stata il primo giocattolo ad avere una strategia di mercato basata massicciamente sulla pubblicità televisiva – strategia che verrà ripresa da tutti i giocattoli a seguire – diventando in breve tempo un fenomeno commerciale senza precedenti. Nel 1961 compare Ken, il fidanzato di Barbie e nel 1963 nacquero i primi accessori di moda e i gadget per l’infanzia; così abiti e scarpine in miniatura invasero il mercato insieme a t-shirt e accessori per la scuola, creando uno spazio del tutto nuovo nel mondo dei giocattoli. Fino alla realizzazione di una serie di accessori di lusso come copie di abiti famosi, auto sportive e ville in campagna e in città. Il personaggio di «Barbie» è stato sfruttato per promuovere l’uguaglianza dei sessi, dimostrando alle future donne che potevano intraprendere qualsiasi carriera. Così Barbie è diventata un’atleta olimpica, un medico, un chirurgo, un’astronauta, un veterinario, una giornalista e addirittura una rockstar… Nonostante questi buoni propositi, il fenomeno «Barbie» ha dovuto affrontare diverse critiche, e nel corso degli anni il termine «Barbie» ha spesso assunto il significato dispregiativo di ragazza di bell’aspetto ma priva di spessore e sostanzialmente stupida. Una delle critiche più frequenti mosse contro la bambola è quella di promuovere un’immagine della donna anatomicamente poco realistica, con il rischio conseguente che le bambine aspirino ad avere quel tipo di corpo e portarle all’anoressia. Per questo motivo dal 1997, il corpo della Barbie è stato modellato affinché abbia un bacino più ampio e un seno meno prosperoso. Nel settembre del 2003 l’arabia Saudita ha messo fuori legge la vendita delle bambole firmate Mattel, trovandole non conformi con i principi dell’Islam e portavoci di un messaggio diseducativo. In ultimo, l’iniziativa realizzata da Greenpeace contro la Mattel, accusata di utilizzare per il confezionamento delle Barbie materiali prodotti attraverso il disboscamento delle foreste pluviali indonesiane. L’associazione ambientalista ha così avviato una particolare campagna informativa contro la casa madre della bambola attraverso poster in cui appariva il volto di Ken e la scritta “Barbie, è finita! Non frequento ragazze coinvolte nella deforestazione” e un video animato (caricato poi su Youtube), che ritrae Ken durante una sorta di fantomatica “intervista”, in cui viene avvisato che la sua compagna Barbie è coinvolta nella deforestazione e nell’uccisione di diverse specie di animali. La sua reazione è quindi quella di “lasciare” Barbie e mettere fine alla loro storica relazione.

 Tuttavia, che piaccia o meno, «Barbie» rimane un fenomeno sociale, che ha influenzato intere generazioni di bambine, ispirando e facendosi portavoce della moda e anche del cinema. Gli anni passano e lei è sempre uguale, incarnando un’icona di stile sempre al passo coi tempi e continuando ad essere ancora oggi la bambola più glamour del pianeta. Perché la moda cambia e lei cambia con essa. Gli stilisti fanno a gara per vestirla (dagli stilisti dell’haute couture ai giovani talenti, come il caso del marchio Tokidoki) o utilizzarla come testimonial, come dimostra ad esempio la collaborazione tra FIAT e Mattel del 2009, in occasione del cinquantesimo compleanno di Barbie, che ha portato alla realizzazione della Fiat 500 Barbie limited edition, realizzata con un’inconfondibile vernice laccata rosa. Alcuni, poi, ne sono debitori per averne subito il fascino già nella prima infanzia, portandoli in un qualche modo a seguire la propria passione. Com’è successo a Fabrizio Viti, designer della maison Louis Vuitton, qui intervistato dalla fashion blogger Chiara Ferragni.

In fondo era chiaro, la Barbie ormai non è più solo un gioco per bambine. È uscita dalle camerette per entrare nei musei e diventare perfino oggetto di collezionisti, con tanto di prezzi stratosferici. E ora perfino gli artisti del jet set hollywoodiano si prestano a diventare i volti (e i corpi) dei modelli a edizione limitata della fashion doll più amata di sempre.

Recentemente sono state realizzate la versione Barbie di «Katy Perry» e «Lady Gaga», replicando le sembianze e le mise caratteristiche delle due celebrities. Forse è un’inconscio tentativo di restare sempre giovani, un po’ come la Barbie, e cristallizzare lo scorrere del tempo. E come per gli autoritratti, può essere visto come un autobiografico prolungamento di sé, la risposta figurativa alla pulsione autobiografica e al bisogno dell’uomo di lasciare una traccia di sé che sopravviva nel tempo e che documenti i passaggi essenziali della sua esistenza, scongiurando l’oblio.Una sorta di mini versione portabile delle statue di cera, con una risonanza indiscutibilmente superiore e alla portata di tutti (o quasi).

The story of “Barbie” begins in 1938 when a young couple, Ruth and Elliot Handler, go to live in Los Angeles and create, in 1945, the name “Mattel” (where “Matt” Mattson and stands for “and” to Elliot). The first Barbie made of vinyl was built in Japan and made its first appearance in stores March 9th, 1959. She was supposed to represent the image «modern» doll ideal’s: long legs, thin waist, bust and thriving detailed facial features. Barbie was the first toy to have a marketing strategy based extensively on television advertising – a strategy that will be taken up by all the toys to follow – becoming in a short time a commercial phenomenon unprecedented. In 1961 appears Ken, the boyfriend of Barbie and in 1963 the first fashion accessories and gadgets for children, so clothes and shoes in miniature invaded the market along with t-shirts and accessories for the school, creating a space of all new in the world of toys. Until the creation of a series of luxury accessories such as copies of famous clothes, sports cars and homes in the countryside and cities. The character of Barbie has been tapped to promote equality of the sexes, demonstrating to future women who could take any career. So Barbie has become the Olympic athlete, a doctor, a surgeon, an astronaut, a veterinarian, a journalist and even a rock star… Despite these good intentions, the phenomenon of Barbie has faced several criticisms, and over the years the term «Barbie» has often come to mean derogatory term for good-looking girl, but lacks depth and essentially stupid. One of the most frequent criticisms leveled against the doll is to promote an image of the woman anatomically unrealistic, with a consequent risk that girls aspire to have that kind of body and bring her anorexia. For this reason, since 1997, the body of Barbie was modeled to have a larger basin and a less prosperous. In September 2003, in Saudi Arabia has banned the sale of the Mattel doll signed, saying thet she didn’t comply with the principles of Islam and spokesman of a hateful message. Lastly, the initiative made by Greenpeace against Mattel, accused of using for the packaging of Barbie products materials through the deforestation of Indonesian rainforest. The environmental organization has thus initiated a special campaign against the House mother of doll through posters which appeared on Ken’s face and the word “Barbie, it’s over! I do not go girls involved in deforestation”, and an animated video (uploaded on Youtube), which portrays Ken during a sort of imaginary interview in which it is notified that his girlfriend Barbie is involved in deforestation and the killing of various species of animals. His reaction is thus to “leave” Barbie and put an end to their historical relationship. However, like it or not, «Barbie» is a social phenomenon which has influenced whole generations of girls, inspiring and being spokesman of fashion and even cinema. The years pass and she is always the same, embodying a style icon always in step with the times and still continuing to be the most glamorous doll on the planet. Because fashion changes and you change with it. Fashion designers compete to dress her up (by designers of Haute couture for young talents, as the case of brand Tokidoki) or use she as a testimonial, as evidenced, for example, by the collaboration between Fiat and Mattel in 2009, on the occasion of the 50th birthday of Barbie, which has led to the creation of limited edition Fiat 500 Barbie, created with an unmistakable Pink lacquer paint. Some, then, owe it to have been fascinated in early childhood, leading them in some way to follow their passion. How did it happen to Fabrizio Viti, designer of fashion house Louis Vuitton, here interviewed by Chiara Ferragni fashion bloggers. In the end it was clear, Barbie now is no longer just a game for girls. It is out of the bedrooms at the museums and even become the object of collectors, with stratospheric prices. And now even the artists of the Hollywood jet set also lend themselves to become the faces (and bodies) of the models limited edition of the most popular fashion doll ever. Recently have been realized the Barbie version of «Katy Perry» and «Lady Gaga», replicating the appearance and characteristics of the two celebrities began. Perhaps it is an unconscious attempt to remain forever young, a bit like Barbie, and crystallize the passage of time. And as for self-portraits can be seen as an extension of herself autobiographical, autobiographical impulse response to the figurative and the human need to leave a trace of self that survives over time and documents the essential steps of its existence, avoiding the oblivion. A sort of mini portable version of the wax, unquestionably greater resonance and for all (or almost).

S.

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