An imperfect perfectionist.

L’arte è nel (nostro) DNA.

Quando l’arte è un gesto naturale – autodidatta – non supportato da anni di studi accademici specifici, ma semplicemente pura espressione, non si può non confermare questa tesi. In fondo è pur vero che tra i migliori artisti di tutti i tempi molti hanno creato da sé la propria arte, senza infiltrazioni culturali.
Glenn Arthur è uno di questi. Visual artist, vive e lavora a Orange County, California, nasce nel febbraio del 1979 e cresce in una famiglia conservatrice e religiosa, con poca o nessuna influenza nell’arte. Già da giovanissimo scarabocchia e disegna, senza però intuire che quella sarebbe stata la sua vera vocazione. Sarà proprio grazie a un amico che, mettendogli forzatamente un pennello in mano e dicendogli: “devi fare questo!”, ne avrà la conferma. Da allora Glenn ha cercato di lavorare a un proprio marchio di immagini dipinte. Usando colori acrilici su pannelli di legno, aggiunge elementi e simboli influenti del suo passato e presente in ogni pezzo. Riprende la classica dicotomia tra l’amore e la morte, il conflitto e la dualità, e la sua arte racconta storie cariche di emozione e di sentimenti. Trucco che cola, bellezze sensuali e industriosi colibrì sono i suoi tratti distintivi, una sorta di firma.
La sua ispirazione la trova nell’Art Nouveau, ma soprattutto in Alphonse Mucha. C’è qualcosa nell’estetica del suo lavoro che riesce ad emozionarlo più di ogni altro.
Niente è improvvisato, tutto quello che fa è meticolosamente progettato in una bozza preparatoria prima di passare alla superficie di legno. Infatti afferma «io non sono uno di quegli artisti che possono dipingere una superficie con la vernice e far accadere la magia, ma lavoro su dei disegni preparatori a cui aggiungo il colore, come una specie di gigantesco libro da colorare». Tutto ciò che suscita sentimenti lo ispira a non finire e il risultato sono opere sublimi in cui traspare una spiccata sensibilità, che coinvolge lo spettatore all’interno di un vortice emotivo a cui non può rimanere indifferente. La raffigurazione di teschi e bellezze malinconiche amplifica in maniera esponenziale la dicotomia amore-morte, sostenendo che non si può avere il bene senza il male, perché è tutta questione di equilibrio. Il suo intento principale, dipingendo questi particolari soggetti, è quello di emozionarsi ed emozionare, consentendo agli spettatori di sapere che va bene piangere a volte, ed esprimere i propri sentimenti è una forza non una debolezza.
Si considera un «imperfetto perfezionista», proprio perché promuove la sperimentazione e la ricerca continua. Essere prolifici per lui è fondamentale, come procedere per tentativi e perché no anche errori, perché sono proprio gli errori, a volte, a portarci a qualcosa di meraviglioso e inaspettato!
I suoi dipinti sono stati esposti in gallerie negli Stati Uniti, in personali così in come mostre collettive, e il suo lavoro è stato pubblicato in diversi libri d’arte e in riviste ed è stato scelto come Best Visual Artist 2011.

Insomma si presenta come una bella carriera prolifica, e nella la speranza di riuscire a vedere il più presto una sua mostra personale in Italia e sentirne parlare molto più spesso, vi segnalo alcune delle sue opere, che a mio parere sono spettacolari.








Art is in (our) DNA.

When art is a natural gesture – self taught – not supported by specific academic years of study, but simply a pure expression, we cannot not confirm this thesis. Ultimately, it is true that the best artists of all time, many have created their own art by itself, without cultural infiltration.
Glenn Arthur is one of them. Visual artist, lives and works in Orange County, California, was born in February 1979 and grew up in a conservative family and religious, with little or no influence in the art. Already as a young scribble and draw, but did not guess that that was his true calling. Will be thanks to a friend, forcibly putting a brush in his hand and saying “you need to do this!”, It will confirm. Since then Glenn has tried to work on their own brand of painted images. Using acrylic paint on wood panels, adds elements and influential symbols of its past and present in every piece. Takes the classic dichotomy between love and death, conflict and duality, and his art tells stories full of emotions and feelings. Runny makeup, beauty and sensual industrious hummingbirds are its distinctive features, a sort of signature.
Finds its inspiration in Art Nouveau, but especially in Alphonse Mucha. There is something in the aesthetics of his work that manages to emozionarlo more than any other. Nothing is improvised, all it does is meticulously designed in a draft preparation before moving on to the wood surface. In fact, says «I’m not one of those artists who can paint a surface with paint and let the magic happen, but work on the preliminary drawings to which I add color, like a giant coloring book». Anything that arouses feelings inspires him to no end and the results are sublime works that reveal a remarkable sensitivity, which involves the viewer in a vortex of emotions that can not remain indifferent. The depiction of skulls and melancholy beauty amplifies the dichotomy of love and death, claiming that you can not have good without evil, because it’s all about balance. Its main purpose, to paint these particular subjects, is to get excited and move, allowing viewers to know that it’s okay to cry sometimes, and express their feelings is a strength not a weakness.
He considers himself an «imperfect perfectionist», precisely because it promotes experimentation and research continues. Being prolific is crucial for him, as a trial-and why not errors, they are just mistakes, sometimes, lead to something wonderful and unexpected!
His paintings have been exhibited in galleries in the United States, in personal as well as in group exhibitions and his work has been published in several art books and magazines and has been chosen as the 2011 Best Visual Artist.

So it looks like a pretty prolific career, and in the hoping to be able to see as soon as his exhibition in Italy and hear a lot more often, you point out some of his works, which I think are spectacular.

S.

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