Le bambole “zuccherose” di Rebeca Cano♥

Il lavoro artistico di Rebeca Cano è principalmente focalizzato sul mondo delle bambole, firmando i suoi pezzi con il soprannome di “Cookie Dolls”.

Cookie Dolls

Cookie Dolls

La scelta di questo pseudonimo si riferisce ai biscotti come qualcosa di delicato, laborioso, fragile ed effimero, lasciando un dolce ricordo nelle nostre menti e palati. Questo è ciò che trasmette ciascuna delle sue bambole Cookie, personalizzate in ogni minuzioso dettaglio, dalle fotografie, le storie e le creazioni, come afferma la stessa artista [1]: “la laboriosità, la fragilità di ciascuno dei miei pezzi, come in un sogno, a poco a poco svanisce lasciando il posto a un dolce ricordo e l’aspettativa di un nuovo sapore della prossima creazione” [2].

L’arte di questa artista spagnola – laureata in Storia, archeologia e restauro archeologico di antichità presso la Complutense University di Madrid – è una fusione unica e originale di un prodotto industriale del XXI secolo con un’estetica del XIX secolo. Praticamente ogni sua creazione è legata sia alla storia sia all’arte. In una breve intervista, Rebeca Cano mi spiega il suo excursus personale e com’è approdata al mondo delle bambole Blythe dalla facoltà di storia e il lavoro come archeologa:

Chi mi conosce, sa che parlo molto, ma questo è per nascondere la mia timidezza. Il mio nome è Rebeca Cano. Ora vivo a Toledo in Spagna, ma sono nata (il 17 ottobre 1979) e ho vissuto sempre a Madrid. Ho una laurea in Storia presso la Complutense University di Madrid e sono laureata in antropologia e archeologia americana, ed è in quest’ultimo campo che ho lavorato per diversi anni. Come opera più importante ho lavorato come archeologa e restauratrice nel sito visigota di Vega Baja a Toledo. Con l’arrivo della crisi in Europa, in Spagna i lavori archeologici si sono praticamente estinti, per questo motivo ho deciso di cambiare la direzione della mia carriera e ho concentrato tutto il mio lavoro e lo sforzo in una delle attività che mi ha sempre attratta, l’arte e la creatività, nel mio caso incentrata sul mondo delle bambole. Ho tantissimi hobby, ma quello che mi appassiona di più è inventare, scrivere e raccontare storie di persone che amo [3].

La passione per le bambole da collezione risale alla sua infanzia, ma ora, dopo i suoi studi e la maturazione di un proprio percorso stilistico, Rebeca ha deciso che era ora di dare a quelle bambole vuote una personalità, una parte della sua anima, inserendole in storie confezionate ad hoc dalla sua immaginazione. “Sono i miei sogni, i miei incubi, i miei ricordi, i miei sentimenti, la mia coscienza, i miei punti di forza e di debolezza che fanno parte della mia esistenza” [4] a diventare parte di quelle storie. Così si confessa, durante l’intervista realizzata da Fanny Zara nel 2010:

Il processo di apprendimento è stato molto intuitivo e autodidatta. Ho una certa esperienza in seguito ai miei studi e il lavoro nel restauro, e ogni volta che ho avuto domande ho risolto leggendo tutorial sul web, forum su Blythe e sperimentando. Imparare a cucire è stato esattamente lo stesso. Prima di Blythe, non avevo mai cucito nulla. Così, ho continuato a praticare fino a quando ho raggiunto il risultato finale che volevo […]. Ognuna delle mie bambole Blythe personalizzate nasce da un racconto o un’esperienza. Lavoro con un ritmo lento, proprio perché faccio attenzione a ogni singolo dettaglio: la scelta dei materiali, vernici, tessuti, la progettazione di modelli personalizzati, la fotografia … passo dopo passo, cercando di raggiungere il risultato migliore al fine di rifletterne il carattere, e tutto questo mi prende un sacco di tempo […]. Tutta la mia casa è il mio studio. Ogni camera è una fonte d’ispirazione per me. Faccio i lavori di cucito e di personalizzazione in due camere diverse a seconda della stagione. Cerco il posto più luminosa in inverno, che è nel mio salotto, e il resto dell’anno lavoro in un’altra stanza, dove tengo tutti i miei materiali e strumenti. Non mi piace lavorare su commissione, le commissioni su misura soprattutto, e credo sinceramente che non siano per me. Ho bisogno di tempo e totale libertà per la mia creatività e realizzare i miei progetti senza alcun tipo di pressione, che è fondamentalmente il modo in cui lavoro. Vivo la separazione da ciascuna delle mie bambole in modo molto difficile e conflittuale. Le faccio con il cuore e mi piacerebbe tenerle tutte! Quello che mi incoraggia a venderle è che in questo modo anche altre persone possono goderne, e fanno sì che la storia continui a vivere. Tutte le mie storie hanno un finale aperto. I miei clienti possono contattarmi direttamente via e-mail e spesso mi capita di vendere le mie bambole attraverso eBay […]. Penso che tutti dovrebbero trovare il proprio stile, perché questo è il modo in cui possiamo ritrovare noi stessi [5].

Guardando con attenzione queste piccole “bambole zuccherose” riscopriamo quella fantasticheria infantile legata alla misteriosa animazione degli oggetti privi di vita, sottoposte quasi a un incantesimo magico – presente già nel “teatro del grottesco” europeo del primo Novecento, in cui le marionette venivano animate dalle mani dei burattinai o nelle più antiche Bunraku, le bambole giapponesi, non sorrette però da fili; e immancabili nelle fantasie ludiche di ogni bambino – che ci rimanda a una cultura ormai dimenticata e riposta in poche strutture che ancora ne tramandano il meraviglioso patrimonio, come il Museo la Casa delle Marionette [6] – nel cuore di Ravenna, che custodisce la preziosa Collezione Monticelli, un insieme di materiali di spettacolo appartenenti alla tradizione italiana del teatro di marionette e burattini a partire dal 1840. Scopriamo così Bianca Venettia – il menestrello malinconico, che è una ragazza muta. La sua voce è il liuto e insieme a un uccello che racconta la sua storia – Nicoletta – la ragazza che non riusciva a far volare il suo aquilone –, Prudence e Olivian, tutte diverse e uniche.

156 (a). Rebeca Cano _ Bianca Venettia The melancholy minstrel (particolare)

156 (b). Rebeca Cano _ Bianca Venettia The melancholy minstrel (primo piano)

156 (c). Rebeca Cano _ Bianca Venettia The melancholy minstrel

157 (a). Rebeca Cano _ Edmée Hierophany of the killer of bees

157 (b). Rebeca Cano _ Edmée Hierophany of the killer of bees (primo piano)

157 (c). Rebeca Cano _ Edmée Hierophany of the killer of bees (particolare)

157 (d). Rebeca Cano _ Sauco & Endrina like my Alices

158. Rebeca Cano _ Endrina like Alice in the Medianoche Theater

159 (a). Rebeca Cano _ Nicoletta (particolare2)

159 (b). Rebeca Cano _ Nicoletta (particolare3)

159 (c). Rebeca Cano _ Nicoletta on Doll Sanps book

SONY DSC

159 (e). Rebeca Cano _ Nicoletta The girl who could not fly her kite

160 (a). Rebeca Cano _ Olivian The mystery of her hell

160 (b). Rebeca Cano _ Olivian The mystery of her hell (particolare)

161 (a).Rebeca Cano _ Prudence The devouring of illusions

161 (b). Rebeca Cano _ Prudence The devouring of illusions (primo piano)

161 (c). Rebeca Cano _ Prudence The devouring of illusions (particolare2)

Rebeca crea non solo le bambole, ma anche la loro completa dotazione, dalla testa ai piedi, così come ogni accessorio e pezzo di arredamento – in sintonia con gli antichi precetti Art Nouveau. Ogni dettaglio è perfettamente progettato e fatto a mano per rendere i personaggi ancora più realistici.

Blythe è prodotta in tre diverse scale: Neo, Petite e Middle. Alta 28,5 cm, 11 cm o 20 cm, dalla grande testa sproporzionata rispetto al corpo esile, i grandi occhi tondi da cerbiatto, che possono cambiare colore e direzione grazie a una cordicella nascosta dietro la nuca, con abiti e accessori appositamente creati per lei. La bambola Blythe, disegnata nel lontano 1972 da Allison Katzaman e prodotta originariamente dalla Kenner Toy C., al suo lancio non riscosse il successo atteso e venne ritirata dal mercato appena un anno dopo: inquietava gli adulti e impauriva i bambini, ma questa caratteristica ne determinerà il successo su scala planetaria. Cadde così nel dimenticatoio fino alla soglia del 2000, quando ricomparve grazie a una piccola nicchia di estimatori che iniziò a collezionarle. Esattamente trent’anni dopo l’uscita dal mercato, nel 1997, Blythe entrò nella vita di Gina Garan, fotografa newyorkese, e divenne la sua principale fonte d’ispirazione, musa, modella e la sua delicata ossessione artistica. In ambienti attentamente studiati, Gina immortalò Blythe in innumerevoli scatti fotografici che fecero il giro del mondo. Nel 2000 questi scatti divennero un libro: “This is Blythe”, il cui successo inaspettato convinse i noti brand Hasbro, Takara e Ashton Drake di investire in un suo ritorno.
 Dopo anni trascorsi nel silenzio, Blythe riappare sul mercato, per diventare una delle più importanti e conosciute “fashion-doll” da collezione. Vestita da stilisti come Dolce e Gabbana, Alexander McQueen, John Galliano, Prada, Gucci, Vivienne Westwood e Versace, che hanno disegnato per lei suggestivi modelli, la graziosa bambola viene ora prodotta con molteplici colori di capelli e acconciature ed è corredata da numerosi abiti, parrucche ed accessori che la rendono personalizzabile secondo i propri gusti [7].

What's Blythe?

What’s Blythe?

Le bambole Blythe sono diventate le nuove muse degli artisti: scelte come testimonial e modelle per la linea giovane del famoso brand McQ, o come piccole sculture, se non vere e proprie tele vuote da riempire e dipingere – posando come attrici di un vecchio film stile Ottocento e indossando abiti vintage – che ci raccontano una storia scritta e immaginata dalla creativa Rebeca Cano. Le sue opere d’arte sembrano essere il riflesso di immagini d’altri tempi e l’attenzione al dettaglio è eccezionale. Il suo stile retrò le viene naturale dai suoi studi, in un mix di storia e arte. “L’aspetto artistico è essenziale per me, ho bisogno di creare perché la mia mente non smette mai di immaginare. Le mie storie, che ricreo con le bambole, sono un modo per esprimere ciò che è dentro di me” [8].


[3] Simona Zanzi, Le bambole “zuccherose” di Rebeca Cano♥, «theskeletonfashion blog», 2013, 3 dicembre

<https://theskeletonfashion.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=1445&action=edit&message=10/&gt;.

[4] Mister Onüff, “Interview: Rebeca Cano”, Mästerverk, 2013, 25 febbraio <http://www.onuff.com/blog/2013/02/25/rebeca-cano/&gt;.

[5] Fanny Zara, Customizer Intervista # 10: bambole Cookie, «Mademoiselle Blythe blog», 2010, 27 dicembre <http://www.blythe-doll-fashions.com/2012/04/05/tiny-feet-4-and-my-muse-magazine-5/&gt;; trad. it., Simona Zanzi, Le bambole “zuccherose” di Rebeca Cano♥, «theskeletonfashion blog», op. cit., Ivi.

[8] Pamela De Lorenzi, Cookie Dolls, «My Muse Magazine» vol. 05, 2012, 9 aprile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...